Anche tu hai paura dei sogni?

Ieri una topsylover (una persona che mi segue su Instagram) mi ha scritto la sua storia di sofferenze e scelte che non avrebbe mai voluto fare. Infine mi ha chiesto come fare per scegliere tra due desideri, senza aver paura.

In questi casi, suggerisco un consulto psi, ma subito dopo mi sono chiesta…

Come fa il cuore quando desideri tanto?

Semplicemente, Sogni. Come cantavamo insieme a Cenerentola.

A occhi chiusi, aperti, sonnecchianti e vigili.

Delinei, tratto dopo tratto, tutti i dettagli dei tuoi desideri.

A uno a uno disegni i sogni perfettamente nella tua testa, ma salgono lì dal cuore, dove traggono linfa vitale.

Li materializzi fino allo stremo delle tue forze.

Ed è successo anche a me.

È accaduto così quando decisi di diventare psicologa, dopo il primo fallimento della carriera da musicista.

Lo sognavo di notte e parte dello studio lo immaginavo proprio così com’è oggi.

Ma ho avuto anche io paura dei sogni.

Alla magistrale decisi di andare a vivere da sola. Facevo la commessa part-time, contemporaneamente scrivevo per un giornale universitario e mettevo da parte 50 euro al mese, mi servivano perché “magari se cambio idea apro lo studio privato”.

Sembra un obiettivo di ripiego, vero? 

In realtà non è così: mi prendevo in giro.

Lo condivido qui, per prendermi cura di chi, come me un tempo, ha una paura fottuta di guardare in faccia ai propri sogni.

Essì.

 

Perché fa paura desiderare. Desiderare è scegliere. E scegliere è sì guadagnare ma anche perdere.

Una volta che scegli perdi ciò che non scegli.

Ma almeno cresci. E la crescita è vita.

Prima di quel salvadanaio gonfio di lacrime, sudore e sacrifici per avviare la mia professione, vissi per un paio di anni buoni in un limbo di indecisione.

Studiavo con l’intento di applicare la psicologia alle istituzioni e ai gruppi (scuola, carceri…) e al mondo della ricerca.

Al solo pensiero di avviare uno studio professionale privato, di accogliere lì le persone, di fare terapia e counseling, avevo una paura fottuta e la tenevo come piano B.

Avevo paura perché sapevo di avere una grande responsabilità.

Avevo paura perché desideravo ardentemente di aiutare il prossimo ma non mi sentivo sufficientemente pronta. Non volevo sbagliare.

Avevo paura perché dentro di me, inconsapevolmente, sapevo che un giorno l’avrei fatto e doveva essere perfetto.

Perché, diciamocelo, non hai paura di qualcosa che non immagini possa accadere.

Non puoi aver paura di qualcosa che non sai di poter vivere e sperimentare.

Tu hai paura di qualcosa che senti possa arrivare e farti fallire. Hai paura di non farcela, di cadere, di sparire.

E se non fosse tutto lì?

La verità è che tutti, chi più chi meno, abbiamo paura dei sogni perché questo serve a non fare passi falsi.

Sta lì la chiave: ti blocchi perché hai paura che quel desiderio si avvererà e tu sbaglierai, fallirai miseramente.

E se quel fallimento, invece, fosse solo un modo per imparare?

Eggià. Un modo per capire come NON fare errori in futuro. Un modo per conoscerti, per apprezzare i lati più nascosti di te.

Io ho smesso di avere paura, quando ho iniziato a sbagliare. Oggi sono una psicologa, incontro persone che vogliono migliorare e persone che vogliono guarire. E amo il mio lavoro  da #psicologoumano.

Perché “I sogni son desideri, di felicità”, ma solo se te ne fotti di essere perfetta.

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Sono Psicologa, specializzanda in Psicoterapia. Nel mio lavoro, aiuto le persone a vivere in maniera ottimale le loro vite e le relazioni con le persone a cui sono connesse. In consulenza ai metodi di studio, supporto gli studenti universitari nelle loro carriere accademiche calibrando i metodi efficaci individuali ai loro percorsi di studio. Dal 2016 sono Dottoranda di Ricerca e Cultrice della Materia presso il Dipartimento di Psicologia dell'Università Vanvitelli di Caserta; dal 2014 sono Assistente di Ricerca in Psicologia dello Sviluppo, presso lo stesso Dipartimento, dove mi sono laureata con lode in Psicologia Applicata ai Contesti Istituzionali. Il mio motto è "Non esistono problemi invincibili, ma soluzioni da trovare e narrazioni alternative da costruire."

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