Come fare pausa senza sentirsi in colpa

Ti è mai capitato di sentirti a un passo dall’esaurimento? Tipo quando sei inondato dalle mille cose da fare e non riesci a prenderti una pausa perché sale il senso di colpa. Oggi vediamo che… sì, è possibile concedersi una tregua senza battersi il pugno sul petto. 

“Dovresti mantenere un certo ritmo…

…per svolgere al meglio lo studio o il lavoro”. L’hai mai letto in giro?

Cos’è questo “certo ritmo” non si è ancora capito.

Certo, il lavoro andrebbe svolto bene e in tutte le sue mansioni. Mentre, per gli studenti, sarebbe il top seguire perfettamente la tabella di marcia dei capitoli da studiare e arrivare sicuri di sé all’esame.

Però, poi, a conti fatti, a ogni fine giornata restiamo spesso con la sensazione di “mancanza”. Qualcosa non è andata secondo i piani

E quindi fai CRACK!

Perché è facile dirsi di far quadrare tutto. Peccato però che tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare. Quindi non sai mai come eliminare il senso di colpa per non aver fatto tutto nei tempi stabiliti.

La verità è che lo desideri davvero, però, a conti fatti, c’è sempre un’attività della giornata che non è andata a buon fine. Una sbavatura ti stona e ti senti in ansia.

Succede come la sciura Maria, che stira e ristira freneticamente la camicia finché la pieguzza al colletto non va via.

A un certo punto, però, la camicia si sfibra o si ingiallisce sotto al ferro da stiro… , hai presente? Lo stesso succede a noi:

Quindi, molto spesso fai crack.

E cioè, arrivano random:

  • attacco di panico
  • senso di agitazione
  • ansia a pallettoni.

Benvenut* nel club.

Eh sì. Anche io ogni tanto diventavo come la sciura Maria.

Volevo fare molte cose in una giornata. Facevo le liste infinite e arrivavo ad aver barrato si e no qualche riga.

Saliva la frustrazione e l’ansia faceva capolino tra una riga e l’altra della famosa “to do list”.

L’ansia ti mette ansia

… si siede di fianco, alza lo sguardo fisso e ti fa toc toc con la manina gelida sulla spalla, per dirti “Ehilà, ti muovi? Non vedi che la lista è ancora lì che ti aspetta?”.

Come Guglielmo il manichino immortalato nella prima foto, l’hai visto? Lui è onnipresente nel mio studio e, peggio della sciura Maria, punta spesso il dito contro di me, quando decido di rilassarmi e lascio la scrivania in disordine.

Non sono pazza, giuro. Guglielmo incarna spesso il Super-io più asfissiante. Su Instagram è il Re indiscusso del senso del dovere che fa casa in ognuno di noi. (Se sei curios*, puoi trovare qualcosa tra le mie storie instagram in evidenza).

Però “anche basta”.

A un certo punto ho capito che per vivere serena dovevo rallentare il treno in corsa.

Ieri, ad esempio, stavo lavorando alla ricerca nel mio studio. Era una giornata senza consulenze e dovevo:

  • riorganizzare alcuni documenti in archivio (in circa 10 grossi faldoni)
  • inviare fatture lasciate in sospeso
  • pianificare un intero mese di ricerca
  • dare una riordinata generale alla stanza e fare una pulitina (che da psicologo umano non guasta)

 

All’improvviso, un’amica che non vedevo da mesi, mi chiamò per un caffè.

Pensai subito alla mia lunga lista.

Poi, tra me e me, dissi “e che faccio, non vado?” 🙄

A un certo punto rincarai la dose e dissi proprio “Me ne fotto” (educatamente).

È che… Per far quadrare veramente la giornata, è importante darsi un margine di flessibilità.

Prima del CRACK…

…fai una pausa. 5 minuti, mezza giornata, un giorno di ferie, un week end fuori.

Può sembrare banale dirsi di concedersi una tregua, ma non lo è di fronte ad uno stato di forte ansia, perché spesso ci si blocca di fronte a un forte senso di colpa.

E in alcuni casi, il senso del dovere è talmente alto che diventiamo martiri di noi stessi su un altare sacrificale

Il meglio che possiamo fare e scendere da lì, per assaporare la vita.

 

E se poi te ne penti?!

 

Eccallà.

Decidi finalmente di prenderti una pausa nonostante l’ansia ti stia alitando sul collo e arriva il suo migliore amico senso di colpa a rincarare la dose.

Quindi adesso diventa che tra il dire e il fare c’è di mezzo un mare infinito di “e se poi me ne pento?” “Se non ce la faccio?” “Ma poi…”.

E POI, anche no.

Era una canzone di Giorgia, se vogliamo cantarla ok. Ma farlo diventare un mantra ci inchioda al pavimento.

Possiamo scegliere se

  • annegare e sprofondare giù (“e se poi…”),
  • oppure iniziare a sbracciare (facciamo qualcosa).

 E se vuoi sbracciare, continua a leggere perché oggi ti do uno spunto per fare pausa senza sentirsi in colpa.

Uso questa tecnica nel mio lavoro: è un piccolo escamotage che costruisco insieme agli studenti universitari che seguo in consulenza e con i giovani lavoratori (in Italia e all’estero) che hanno giornate piene h24.

Come eliminare il senso di colpa

 

Sei pront* per sbracciare?

Ha un costo energetico, però eh. Consumi forze vitali. Quindi sappi che per concederti una pausa dovrai soffrire.

“Perché?”

Mantieniti.

Sei sedut*?

Beh, dovrai soffrire perché chi ha alla base un forte senso del dovere non si concederà mai una pausa se non la sente come un dovere. 

 

È tutto qui il segreto psicologico.

Certo, in una consulenza mirata e individuale, il tutto ha una valenza più specifica e soddisfacente.

Ma iniziare a sperimentare non guasta. Come dico sempre la consapevolezza è la via del cambiamento e sperimentare fa parte della stessa strada. 🙂

 

Pianifica la tua pausa

Quindi, per concederti una pausa senza sentirti in colpa è importante pianificarla.

Fai entrare la tua pausa dentro la tua “to do list”

Mettila in agenda.

Fissala al calendario.

Non ti darò una serie di pdf preimpostati come si trovano già sul web, perché non ne ho: sono per l’individualità.

Ma sbizzarrisciti come meglio ti piace, l’importante è fissare un dovere in più, nelle tue giornate strapiene: la pausa rigenerante.

(anche lei è onnipresente nel mio canale instagram, se ti va, puoi venire a curiosare).

Capito dov’è il trucchetto?

Imponiti di non importi troppo e il gioco è fatto.

Qui sotto ti faccio vedere un esempio di pause in programma:

 

Ricorda: il costo di una pausa non presa è quello di una pausa forzata dal “crack”.

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Sono Psicologa, specializzanda in Psicoterapia. Nel mio lavoro, aiuto le persone a vivere in maniera ottimale le loro vite e le relazioni con le persone a cui sono connesse. In consulenza ai metodi di studio, supporto gli studenti universitari nelle loro carriere accademiche calibrando i metodi efficaci individuali ai loro percorsi di studio. Dal 2016 sono Dottoranda di Ricerca e Cultrice della Materia presso il Dipartimento di Psicologia dell'Università Vanvitelli di Caserta; dal 2014 sono Assistente di Ricerca in Psicologia dello Sviluppo, presso lo stesso Dipartimento, dove mi sono laureata con lode in Psicologia Applicata ai Contesti Istituzionali. Il mio motto è "Non esistono problemi invincibili, ma soluzioni da trovare e narrazioni alternative da costruire."

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